Ogni chilometro conta!

Auckland é stata una parentesi larga e obbligatoria. Sai quelle cose che devi fare non appena arrivi in una cittá nuova? Quelle che rompono le palle, come farti il numero di telefono, il conto in banca, il codice per pagare le tasse eccetera? Ecco! Ho avuto anche l'opportunitá di superare il mio record di ore dormite. Il jet lag ci ha dato proprio una bella mazzata, costringendomi con gli occhi chiusi per 16 ore! Non so neanche io come ho fatto a risvegliarmi!

La casa dove abbiamo alloggiato era a circa mezz'ora dal centro di Auckland ed era gestita da un simpatico signore che fortunatamente ci ha agevolato il processo di aprire un conto in banca. Non pensavo fossero cosí restrittivi. Abbiamo perso una mattinata cercando di farci accettare dalle banche, alcune ci respingevano perché avevamo un visto solo di un anno, altre perché non avevamo ancora un lavoro, altre ci chiedevano un garante. Fortunatamente con la lettera del tizio che attestava che vivevamo a casa sua, abbiamo potuto aprirci un conto e cancellare una cosa dalla lista.

Siamo stati nel centro della cittá solo due volte, anche perché la pioggia era la protagonista delle nostre giornate. La camera era abbastanza coccola e asciutta da sentirsi a gusto senza uscire troppo. Non appena abbiamo terminato tutte le cose da fare siamo saliti su Mount Eden da cui abbiamo potuto godere di una vista mozzafiato, quando il vento non soffiava troppo scompigliandoci i capelli davanti agli occhi.

Domenica 1 Ottobre abbiamo dovuto aspettare che smettesse di piovere per poter finalmente metterci sulla strada con i nostri zainoni e i pollicioni alzati e sperare che qualcuno ci prendesse su.

Abbiamo aspettato abbastanza prima che Victoria, una signora con il fratello disabile in auto con lei, si fermasse dicendoci "Ragazzi, siete nel posto piú sbagliato per fare autostop. Salite su in macchina, vi porto dove inizia la statale cosí avrete piú opportunitá che qualcuno vada al nord!" Noi ci fidiamo, un po' consapevoli che siamo in un punto poco strategico, consapevoli anche che per fortuna ci sono persone come lei. E' stata gentilissima, aveva tutta la spesa e le stampelle del fratello sui sedili e in un batter d'occhio ha creato due posti a sedere. Ci ha poi rilasciato in una strada dove per fortuna c'era un pezzo di marciapiede coperto con un ponte perché il sole si è nascosto un'altra volta, lasciando spazio alla pioggia. Abbiamo poi avuto la fortuna che si fermasse un tassista Uber che non stava lavorando e ci ha dato un altro strappo di 15 km..."Oh grazie mille, per noi ogni chilometro conta". Ci ha lasciato in una strada ampia, dopo il ponte principale di Auckland, giá piú vicina al Nord e non c'erano molti ripari in caso di pioggia purtroppo. Abbiamo dovuto infatti camminare un po' per trovare un tetto sotto un hotel, vicino a una zona dove c'erano due ristorantini. Il tempo continuava a cambiare, che noia! Era incredibile la quantitá di asiatici al volante che vedevamo e nessuno ci faceva caso. Che triste! Poi la bandierina dell'irlanda é stato il nostro portafortuna. Sono passati due ragazzi che si sono fermati solo perché gli era caduta la bandierina dalla macchina e con l'occasione abbiamo fatto due chiacchiere e ci hanno detto che potevano darci un passaggio piú al nord! Yes! Montiamo di nuovo. La spalla iniziava a dolermi a furia di mettere giú e rialzare lo zaino, peró il muscolo giá si stava sviluppando. Non c'erano alternative. Mentre chiacchieravamo con i due giovani, guardavamo nella mappa GPS dove stavamo andando ed eravamo andati molto vicino la costa, un po' fuori dalla strada principale e dove ci hanno lasciato era un'area del tutto residenziale...senza riparo. Peró in quel momento c'era il sole, perció niente paura. Ma come? Ho detto niente paura e dopo poco ricomincia a piovere peró con il sole. Non sappiamo piú come comportarci. Per fortuna prima che potessimo bagnarci troppo e diventare poco presentabili sulla strada ci ha raccolto Chris, un tipo sulla trentina che ci ha detto che andava piú´al nord, che peró prima doveva fermarsi da BUNNINGS, un negozio gigante di ferramenta e relativi. E' stato un viaggio piacevole con questa pausa inaspettata e lui era molto simpatico e chiacchierone e ci ha raccontato un po' la sua vita e i suoi viaggi in Canada, e il suo desiderio di poter diventar un buon massaggiatore terapeutico, sperando che l'omofobia vada diminuendo, cosí da poter avere una clientela piú varia. Ne ho approfittato per chiamare rapidamente Jill, l'anziana signora che ci aspettava quel pomeriggio nella sua fattoria, dove saremmo rimasti per lavorare due settimane, per comunicarle che per fare 130 km stavamo tardando tantissimo. Chris ci ha poi lasciato in un paesino piccolissimo davanti per fortuna ad una rivendita di cibo perché avevamo una fame boia. Abbiamo fatto autostop un po', poi vedendo che nessuno ci badava abbiamo optato per una pausa per comprare qualcosa. Purtroppo era tutto molto caro, peró ci siamo potuti concedere due banane, giusto per smorzare il concerto dei nostri stomaci.

Finalmente con il pollice illuminato dal sole, un'auto piccolissima tipo una Peugeot ha accostato. Un ventenne chiamato Kurt ci ha salvato il viaggio! Lui andava all'estremo nord dunque poteva lasciarci nel paese di Kaiwaka senza problemi perché ci passava davanti. Stupendo, con lui abbiamo percorso tipo 70km in un fiato.

Ci ha lasciato in un bar del paese, dove dopo un'ora ci ha recuperato la signora. Ci ha accolto questa donna alta, in forma e con un sorriso smagliante, un'energia inusuale per l'etá. Siamo entrati in una macchina ricoperta di pelo, polvere e ragnatele che ci ha trasportato nella nostra nuova casa temporanea. Dunque non so bene quando un posto possa chiamarsi fattoria, se debba tenere un numero minimo di animali, se debbano esserci per forza delle mucche o cose del genere, peró da qui in avanti io definiró fattoria tutti i posti dove andremo a fare wwoofing. Piú che altro traducendolo dall'inglese "farm" mi risulta piú comodo.

Questo viaggio infatti per il momento l'abbiamo orientato al woofing, che consiste in un intercambio di lavoro e vitto/alloggio. Usualmente nelle fattorie richiedono orientativamente 25 ore di lavoro alla settimana in cambio di tutti i pasti, la doccia e un letto dove dormire. E ovviamente é anche un intercambio personale che favorisce le due parti: per i viaggiatori é straordinario poter entrare in contatto diretto con la cultura del luogo e per chi ospita puó avere una finestra sul mondo senza uscire di casa. Avendo lasciato Barcellona dopo 2 per me, e 3 per Fede, anni di lavoro consecutivi vogliamo staccare dalla routine, e vogliamo principalmente riconnetterci con la natura e con noi stessi e questa opzione ci é sembrata perfetta per poter condividere un'esperienza di lavoro e di vita, senza l'oppressione di avere un capo. L'ambiente infatti in questi posti é abbastanza rilassato. Le persone hanno bisogno di una mano a seguire gli animale, o le piante e il giardino. Possiamo continuare a spostarci, conoscere, imparare e crescere a costo zero. Viaggiare in autostop a cambio di storie, chiacchiere e delle risate. Fare wwoofing costa gocce di sudore, energia e voglia di fare: tutte cose che la vita ci ha dato a disposizione.

A tutti quelli che ci dicono sempre, "Beati voi che potete farlo" oppure "Che invidia..." noi ci domandiamo "E perché non potete farlo anche voi?" Non tirateci fuori scuse di lavoro, mancanza di soldi o altro...é tutto molto piú semplice di quello che voi crediate! Basta volerlo!

 

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