Giorno #11

Invece no, mi sveglio con i raggi del sole che filtrano dalle tendine turchesi. Abbiamo dormito a Coles Point, mamma che bello. Paesaggio costiero mozzafiato. Con una breve camminata raggiungo il limitare tra terra e mare e lascio che la costa con la sua bellezza interrompa i miei passi. Mi fermo ammagliata a guardare ciò di cui i miei occhi erano vergini. E assorbo e lascio che i colori, i profumi e i suoni entrino in me. Poi mi ripiglio e continuo…fino ad una roccia che mi piace definirla il mio punto panoramico e lì mi siedo. Mi guardo attorno e iniziano ad affiorarmi domande. Perché? Perché sono in Australia? Qual è il motivo che mi ha spinto fin da quando ero fanciulla a venire qui? Che ci sia qualcosa che non ho ancora capito, dopo più di un anno e mezzo, che devo imparare? E’ stata forse una chiamata quella volta da fanciulla, che la mia tenera età non ha saputo riconoscere come tale?

ANEDDOTO: Terza media, si avvicinano gli esami. Tutti i ragazzini cominciano a pensare al tipo di approfondimento che vogliono fare da esporre durante l’esame finale. Io ero una di quei ragazzini. E da un semplice argomento di terza media, mi sono creata un sogno. Inizialmente il sogno era solo una bella frase da dire, una cosa così fuori dal mondo per la mia giovane età che tutti ridevano, e acconsentivano dicendo <Si, si, va bene, intanto pensa a studiare e a finire gli esami>. Il mio sogno aveva un nome, si chiamava Australia. Quell’anno, nella materia di geografia decisi di approfondire le mie conoscenze relative a questo continente. Devo dire che forse non sono stata molto attenta a ricordarmi cosa studiavo, poiché oggi posso dire che di quelle nozioni non ricordo granché. Ricordo però la superficialità con cui ho pronunciato la frase che si è incollata sulla mia lingua come attack, e che ogni tanto riaffiorava tra le mie dicerie. <Da grande voglio andare a vivere in Australia>. E’ bellissimo pensare l’abilità dei bambini di inculcarsi in testa delle convinzioni e delle idee. All’epoca ovviamente non davo valore probabilmente a quello che dicevo. Ma questa frase mi è rimasta sulla lingua per anni, e nella mente anche. L’esame l’ho superato, sono andata alle superiori, ho studiato duramente. La geografia l’abbiamo abbandonata dopo il primo anno e io dell’Australia non ho più visto neanche la posizione geografica. Era una parola, con un suono dolce, grande, che contiene dentro le ali, l’idea del volo, del poter fuggire lontano come un uccello. Libero di scegliere la sua destinazione. Le ali della fantasia che si legano ai sogni, che sono un po’ come il sabato del villaggio di Leopardi, è bellissimo sognare. Il sogno crea un alone di aspettative, di immagini, di figure, che, non appena diventano realtà prendono corpo. L’impatto con la realtà è sempre duro. Nella nostra mente quando sogniamo le cose hanno un aspetto sempre quasi velato da quella nebbiolina idilliaca, e sono ovviamente belle, tanto varrebbe sognare se no. Chi mai sognerebbe qualcosa che non è bello? Così quando gli occhi si posano su ciò che ha preso la forma del nostro sogno le reazioni emotive sono disparate, e come un flash le immagini dei nostri sogni cambiano, hanno una forma, un nome, un simbolo,e da sogni diventano realtà. Siamo davvero pronti a rendere tutti i nostri sogni una realtà? O preferiamo mantenere dei sogni tali, in modo da godere per sempre dell’idea idilliaca che ci siamo creati?

Guardo il mare illuminato dal sole e godo di essere qui e di avere questa libertà. Dubbi che rimangono dubbi, in attesa di un segnale che forse non sono ancora pronta a leggere.

Sono già le 11 quando che finiamo colazione e tutto, forse è meglio metterci in marcia ragazzi?

Guidiamo fino ad Elliston, uno sputo di città dove tutto era chiuso poiché era sabato. Parcheggiamo dove vogliamo poiché non c’è quasi nessuno e ci mettiamo a cucinare. Finalmente della pasta ahahaha. Cucino della semplice pasta al tonno con la passata di pomodoro e la cipolla, ma sembra buona come mai. Ci sono queste alte scogliere, però in qualche modo si può accedere alla spiaggia. Il mare ha un colore di mille sfumature e i gabbiani sono appollaiati sulla sua superficie come galleggianti felici. I bagni pubblici hanno una doccia. Ragazzi, che facciamo ci laviamo? La tentazione è tanta. I bagni sembrano quelli di un asilo. Ci sono le mattonelle azzurre color pastello e come una banda di piastrelle a metà muro di piccole figure colorate. Ci sono tre docce nel bagno delle donne, non chiuse e non separate tra loro. No privacy nella nudità insomma. Mai dire no ad una doccia gratuita che si presenta così nel mezzo della via. La nostra filosofia è diventata tipo “se puoi lavati oggi, domani non si può sapere se troverai una doccia”. La facciamo a turno, facendoci da palo a vicenda fuori dalla porta, in caso qualcuno stesse per entrare.

Guidiamo al tramonto anche stasera, mi sento però sicura, non vedo wildlife attorno a noi e le ultime luci creano uno scenario mozzafiato che ci accompagna fino a Laura Bay, stazione di sosta per la nottata. Ancora vento, ancora freddo. Consumiamo la cena più frettolosamente del previsto, godendo comunque degli scambi culturali che possiamo avere in questo viaggio. Si viaggia con persone diverse, che parlano lingue diverse e stasera veniamo a conoscenza del sistema scolastico in Germania, non è interessante? Si! Altrettanto quanto è imbarazzante essere già chiuse dentro al campervan prima delle 9, per scappare dall’abilità del vento di entrare da buchi che neanche sapevamo di avere. Cara dolce Cleopatra, grazie per averci portate sane salve anche stasera a destinazione. Buona notte cara, riposa bene.

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