Giorno #5

La giornata di oggi prevede brutto tempo, grazie. Almeno quando ci svegliamo non piove e possiamo fare colazione in santa pace. Un'altra giornata all’insegna della guida. Oggi guido io la maggior parte del tempo. Direzione Coorong National Park. Ci fermiamo in un tratto lungo la costa, dove si affaccia il mare in tempesta. Piove un sacco e tira vento, e io mi sento in Irlanda. In qualche modo questo paesaggio è davvero affascinante. Le onde sembrano non fare a tempo ad infrangersi sulle rocce che il vento se le ruba prima. Pioggia, acqua salata volante, un casino. Davvero! Stop obbligatorio dal richiamo delle vesciche piene, diventa un interessante paesaggio dei quadri di Friedrich, lo intitolerei “vagabonde sul mare di nebbia”. Continuando a guidare riusciamo a seminare il brutto tempo a favore del sole! Purtroppo però seminiamo anche il tavolino della vettura. Merda! Katie si incazza di brutto poiché ero stata io ad issarlo sul tetto quel giorno, direi fissato proprio bene Cristina. Alla velocità di 80km/h Katie mi fa notare che avrei potuto uccidere qualcuno. Inchiodando quasi, torno indietro nel punto dove era caduto il tavolo e vediamo un’altra macchina che aveva accostato e stava per raccogliere il tavolo. Sto panzone con la birra in mano e il ghigno beffardo ci guarda. Si buon giorno, si siamo noi le proprietarie dell’oggetto sulla carreggiata. Si siamo un pericolo pubblico, ma lei sta tranquillamente bevendo birra, si faccia due conti, che sono solo le 4 del pomeriggio. Appunto, arrivederci!

Mi prometto segretamente che non mi sarei più ritrovata a dover fissare il tetto sul tavolo.

La meta di quel giorno era Adelaide. Janet esprime il desiderio di fare uno stop in una piccola cittadina chiamata Hahndorf, apparentemente una cittadina molto tedesca. Guidiamo attraverso la strada principale e si vede che è domenica. I marciapiedi sono un brulicare di persone, la maggior parte sorride; c’è il sole, è domenica. Le costruzioni profumano di Germania, con i loro tetti spioventi, le pareti in legno, i gerani rossi sui portavasi dei balconi, donne con camicette a quadri. Siamo forse in un universo parallelo o siamo ancora in Australia?

Godiamo con Janet di questo clima europeo per un pomeriggio, discutendo davanti al caffè della necessità di una doccia. Si esatto…avete forse letto che ci siamo lavate in questi 5 giorni?

Buona sera Adelaide. Ci guardiamo attorno ed effettivamente non era una buona idea piantare la tenda sull’asfalto. Proponiamo a Janet di contribuire con 5$ a testa per la sua notte in ostello così da poter usufruire anche noi della doccia. Sono super emozionata, una doccia! Andiamo nel sobborgo di Glenelg, vicino al mare. Troviamo un ostello con un parcheggio affianco. Grandi! Sgattaioliamo nell’ostello con Janet e come bambine che vanno incontro a Babbo Natale entriamo nel bagno.

Mi chiudo dentro una doccia. Mi denudo. Ignoro l’odore. Accendo l’acqua, che bel rumore che fa. Protendo una mano verso il getto, mi bagna è freddo. La mia pelle è impermeabile, le gocce si soffermano sulla mia superficie a salutarmi prima di cadere al suolo. Il getto diventa caldo, mi avvicino e lascio che tutti i miei pori accolgano questa emozione che per molti è quotidiana e perciò non più tanto emozione. Chiudo gli occhi, sciolgo i capelli, alzo il viso verso la fonte. Vivo questa emozione sentendomi un po’ come Renzo dei Promessi Sposi, quando camminava per le strade sotto al diluvio durante la peste, emanando una sensazione di purificazione. Insapono ogni centimetro del mio corpo, faccio la schiuma. Il pavimento tra le mie gambe si colora di marrone. Sto diventando pulita. I miei capelli per giorni sono stati una spugna succhia polvere, secchi e arruffati, ritrovano ora una loro forma, allisciata dall’acqua. Rimango qualche minuto in più sotto l’acqua a godere di questa gioia, non sapendo quando potrebbe essere la prossima volta. Belle pulite ci siamo poi messe a cucinare in ostello, godendo dell’uso cucina e tavoli. Durante la cena Janet ci dice che probabilmente il suo viaggio con noi si fermerà qui, che vuole arrivare a Perth il prima possibile e che ci vedremo una volta arrivate là. Io e Katie ci guardiamo impanicate, non ci aspettavamo tutto ciò. Digerire la cena è stato così più faticoso. Io e Katie proponiamo di uscire nella notte di Adelaide  per bere una birra. Janet dice di essere stanca, usciamo dunque da sole.

Andiamo in un Irish pub a due piani, dove dentro suonano anche della musica. Donzelle danzano scuotendo i culi. Siamo in città.

-A me è sempre sembrata una strana ragazza- comincia Katie -…troppo indipendente e un po’ come sconnessa dal nostro viaggio, non trovi Kri?- mi trovo un po’ presa in contropiede, anche se Katie mi aveva già confidato questi suoi sentimenti non molto positivi nei confronti della nostra ospite.

Mi sentivo molto flessibile, adattabile e rispettosa delle persone, ed ogni volta che conoscevo qualcuno di nuovo cercavo come di modellare il mio essere al suo. Se qualcuno aveva delle sporgenze o dei dossi nella sua personalità io mi adattavo con il mio essere. E’ per questo che sono quasi sempre riuscita ad andare d’accordo con la maggior parte delle persone e a sopportarle. Era raro che mi incazzassi o proprio non sopportassi qualcuno, e se c’era qualcosa di sbagliato chiudevo gli occhi e mandavo giù. Cristina era così, oggi è un po’ cambiata. E’ proprio grazie a questo mio modo di essere che questo viaggio andava avanti.

-Si Katie, probabilmente è una ragazza particolare, però è stata brava. Ha imparato facilmente con noi come sistemare il van, l’ordine delle cose in questo spazio limitato e…bene è stata ok come prima compagna-.

E’ stata come una cavia anche per noi alla fine. Messeci in moto non sapevamo bene come funzionasse il tutto, è anche dovuta essere paziente quelle volte che noi stesse non abbiamo saputo gestirci. Bene, capitolo Janet chiuso; intanto godiamoci la serata. Siamo uscite nel terrazzo a prendere un po’ d’aria. Non ci è voluto molto prima che due ragazzi si avvicinassero. Devo inventarmi i nomi che non mi ricordo o posso semplicemente dire che erano uno scozzese e un irlandese?

Benvenuti nella serata di…parlo inglese si, ma ho uno degli accenti più incomprensibili. Io sono Italiana, grazie, anche tu pensi che ho un accento bellissimo, grazie.

Parliamo un po’ con loro che ci chiedono se abbiamo dei cristalli di droga. Olllè… va beh sai, facciamo i muratori qui ad Adelaide noi, il duro lavoro ci chiama un po’ a questa vita sregolata. Ci congediamo e decidiamo di andare a vedere la situazione della movida. Entriamo in questa discoteca dopo che ci hanno esaminato i passaporti, cosa normale qui in Oz. La scena è moooolto pittoresca. Donne con abitini succiniti esaltati dal tacco verticale; uomini dalla fragranza “Alchool numero 7” che eliminano le loro tossine dimenandosi fuori ritmo. Ci buttiamo nella folla. Balliamo un po’ e io mi sento molto intrattenuta dalle scene buffe che si susseguono davanti ai miei occhi. Poi un ragazzo mi prende la mano e mi invita a ballare con lui. I suoi amici dietro lo guardano come di supporto. No amico, con quell’alito li non c’è speranza, perdonami. Ballo e mi guardo attorno, ma la gente dov’è? Molti occhi vuoti guardano il nulla. Biglie assenti, rubate da una droga troppa forte impossessa anche i più giovani, mostrandomi una realtà di Adelaide che non mi aspettavo.

E’ arrivato il momento di togliere le tende e andare in van. Wooow è la prima sera che andiamo a letto tardi. Per le strade non c’è quasi nessuno. Ci laviamo i denti sedute sul marciapiede e chi passa proprio in quel momento? I due ragazzi del pub, ma è forse possibile? Sono abbastanza ubriachi da non riconoscerci però la trovo comunque una coincidenza assurda.

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