Giorno #2

Buon giorno, ci facciamo un buon caffè? Sarebbe carino se solo sapessimo come attaccare la bombola del gas alla lussuosissima cucinetta a due fornelli. Il giorno prima abbiamo comprato una bombola da 9kg di gas, pensando ci sarebbe durata più a lungo di qualche settimana, ignare del fatto che, porca vacca, era qualche cm più alta del ripostiglio che avevamo. Viaggiavamo così con la bombola del gas distesa. Fenomenali le donne! Capito che ci mancava una guarnizione di collegamento, ci siamo rassegnate ad una secca colazione. Teneri, in realtà il trio è venuto ad augurarci il buon giorno con dei pancake appena fatti. Mi sono sentita coccolata. Io e Katie ci siamo sentite abbastanza stupide e inadeguate con Janet, non potendole neanche offrire un tè. Smontiamo l’accampamento e pronte via all’esplorazione del parco. Ma è normale che ad aprile faccia così freddo? Indosso la felpa e non sono molto contenta. Va beh dai Cristina, sei in montagna, cosa pretendi? Abbi pazienza che andrete presto verso la costa!

Abbiamo un po’ girovagato nei vari punti panoramici del parco fino a che non è cominciato ad imbrunire. Abbiamo trovato un’area di sosta molto carina per la notte. Dava su un fiumiciattolo e il paesaggio era puntellato di pietre rosse. C’era anche un ponticello in legno per guadare il fiume. Mi sono avventurata a cercare della legna per accendere il fuoco in uno dei barbecue disponibili. Sono andata lungo le sponde del fiume ed eccolo che lo vedo di nuovo, un canguro! Li tranquillo lui che mangia l’erba. E’ molto interessante osservare i suoi movimenti lenti, quasi eleganti, appoggiandosi col suo codone.

Corro al van per prendere la telecamera, ma ormai è troppo tardi: il maxi ratto saltellante è nascosto dall’erba. Questa è stata solo la prima delle tante lezioni: la macchina fotografica più bella sono i nostri occhi, fonte di memorie a cui, purtroppo, solo noi possiamo accedere.

Riusciamo eventualmente ad accendere il fuoco. Siiiii il primo pasto caldo da quando siamo partite: una frittata! Assembliamo delle uova, delle zucchine a fette, del formaggio grattato, della noce moscata e…viziamo le nostre papille gustative.

Attorno altri viaggiatori sono già chiusi nelle loro vetture o dentro le tende, cercando di scappare dal freddo penetrante. La frittata si raffredda in fretta e le nostre parole sono scandite da giochi di nuvolette alitose. Poniamo le stoviglie sporche sul tetto del van, dove c’è già Antonio pronto a congelare le sue foglie. Si perché mi sono scordata di accennare al fatto che stiamo viaggiando anche con una pianta di basilico, che inebria la camionetta con un profumo d’Italia. Grazie Antonio per il tuo sempre verde sorriso.

Del nostro fuoco non c’è più neanche una brace ormai e le nostre estremità cominciano a congelarsi. Le ragazze decidono di andare a coricarsi, io mi guardo attorno e vedo un fuoco delimitato da un gruppo di ragazzi. Decido di andare a rubare un po’ di calore.

Ciao ragazzi, sono una ragazza, si lo vedo che siete tutti ragazzi e che siete tutti tedeschi e che non avete voglia di switchare la vostra lingua per iniziare a parlare in inglese, però io chiedo solo un po’ del vostro fuoco, prometto che mi scalderò stando in silenzio. Poi eventualmente un ragazzo inizia a parlarmi. Sembra che abbia la madre di origine italiana e sia dunque in grado di sostenere un po’ di conversazione nella mia lingua. Parole prive di spessore, esalate solo quasi per vedere chi ha la nuvoletta più grande e duratura. Accade anche questo quando viaggi, incontri privi di spessore, che rimangono nelle tue memorie solo perché sono stati menzionati nel diario di viaggio. Però mi sono scaldata.

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