L’inizio di una grande avventura

OTTOBRE 2012: Atterro in questa magnifica terra che ha sempre avuto il primo posto nei miei sogni da realizzare. Melbourne: culla della rinascita di Cristina, ovvero io. Giovane 23enne italiana, confusa sulla direzione da prendere nella vita, un’identità racchiusa in un nome, in un numero di passaporto e di visto. Dall’altra parte del mondo, dove non conoscevo nessuno, ho conosciuto il mondo, e ho conosciuto Cristina, ovvero io. Parcheggio il mio sedere in un ostello, sopra ad un pub irlandese, il nome non inganna: “Welcome to Pint on Punt”. Salgo le scale ricoperte da moquette che credo abbia bevuto più birra di un gruppo di tedeschi all'OktoberFest e mi accomodo in un letto a castello. Dopo più di 24 ore di viaggio, mi sembra la superficie più comoda del mondo. Dal letto accanto fa capolino un viso bianco contornato da scuri capelli che risponde al nome di Tim. Ciao compagno di stanza, di dove sei? Cosa fai qui? Dice di essere inglese e di occupare quel letto da 6 settimane, riuscendo a mantenersi lavorando in un ristorante italiano, chiamato Topolino, a Saint Kilda, che è praticamente la zona di mare di Melbourne non lontana dall’ostello. Penso che sia assurdo che viva in ostello da così tanto tempo. Cerco di mettermi nei suoi panni, poi smetto perché sono sicuramente lerci, dopo 6 settimane di fila di vita in ostello.

Ho vissuto a Melbourne fino all’1 aprile 2014, da allora faccio la nomade.

Liquido così circa diciassette mesi della mia vita, in cui sono andata incontro ad un processo di rinascita personale e di risveglio. Le mille avventure che ho passato e le altrettante persone che ho conosciuto arricchiscono in modo indiretto questo racconto, e in modo diretto se riappaiono nella mia vita nomade. Altrimenti tranquilli amici, non vi ho dimenticati e forse dobbiamo ancora rincontrarci. Non vedo l’ora!

Dopo una giornata stressante di preparativi, finalmente riusciamo a concederci una cena. Un’ultima cena a Melbourne. Dovremo essere già on the road a dire la verità: ma è impossibile mettersi alla guida con un concerto di fiati nello stomaco. Grazie Bimbo Deluxe, che con la tua pizza a 4$ ci dai da mangiare anche stasera. Ho sempre adorato questo locale, a parte al fatto che ha la pizza più economica di Melbourne, con una qualità più che buona (e detto da un’italiana…) lo stile dell’arredamento invita a spendere ore spaparanzati sui divani maxi comfortable, in una luce soffusa che oscura il numero di birre che ingurgiti. Bambole nude, putti senza ali decorano il soffitto del luogo. C’è spesso qualcuno che mette su musica, che io adoro, e talvolta ci sono delle performance dove gli artisti dipingono i quadri al momento, ispirati da…probabilmente anche da noi che facciamo parte del pubblico della loro serata.

Io e Katie siamo molto eccitate per la partenza, e siamo un po’ stupefatte dal fatto che dobbiamo ancora davvero metterci in moto. Ordino una pizza con il salmone e gli spinaci e me la godo di brutto. Nel mentre c’è Leyna che parla, continua a dirci quanto ci ammira e quanto è fiera di noi per tutto quello che siamo riuscite a fare e per l’avventura che ci accingiamo ad affrontare. Leyna è una delle ragazze con cui ho stretto più amicizia. Ha 5 anni più di me. Ci tengo subito a precisare il fatto che se do informazioni riguardo all’età è perché ultimamente ho elaborato il fatto che l’età non conta come fattore di vecchiaia, ma più come variabile di tempo che indica a che punto uno è della sua vita, il tempo che dunque ha avuto a disposizione per vivere e per fare esperienze. Dicevo dunque che è stata l’ultima persona che abbiamo salutato prima di partire.

In campervan con noi c’è Janet, una ragazza 1 anno più grande di origini cecoslovacche, ma che è tedesca. La nostra prima compagna di avventura.

PREAMBOLO: Il sogno successivo, dopo essere stata un po’ in Australia è stato quello di comprare un campervan e mettermi sulla strada a girovagare lungo il perimetro del continente. Allora vivevo con Katie e Ismael, nella famosa casa di Nicholson Street. Un abbraccio a tutti voi che avete varcato quella magica soglia! Facevo la bella vita: lavoravo 5 ore al giorno, che mi garantivano di sopravvivere senza troppe pretese, in una casa però super figa, con un salone enorme, un bel terrazzo, e nella mia camera avevo il lusso del bagno personale. Avevo avuto quello che la gente si vergogna a chiamare culo enorme e pagavo 200$ a settimana per questo lusso. Avevo un lavoro che mi rendeva 450$ a settimana, mi chiedeva di essere presente dalle 10 di mattina alle 15, era un lavoro ok: sfamare la gente facendogli sandwich, nutrendola insomma! Per me era perfetto: minimo sforzo, massimo rendimento. Potevo dormire la mattina, sfruttare il pomeriggio, la sera, la notte…quella era vita!

Solo che effettivamente faticavo a risparmiare e rendere il sogno del mio grande viaggio attuabile. Così il 10 gennaio 2014 ho fatto le valigie ed ho abbandonato la mia amata casa, iniziando ad assaporare la vita nomade. Ho trasferito i miei averi in una casa a North Melbourne, dove viveva Finn, una ragazza irlandese della mia età, che lavorava con me. Viveva con altre 4 adorabili persone e lei, dopo il viaggio che ci stavamo accingendo a fare in Tasmania, di dieci giorni per il mio compleanno, sarebbe andata 5 settimane in una fattoria, per ottenere il permesso per il secondo visto in Australia. Dopo 10 giorni on the road con la mia curly sister, dove ho provato il piacere di dormire in macchina e mangiare cibo in scatolo, ho vissuto in questa stanzetta per la metà del prezzo che pagavo prima. Ho così iniziato a risparmiare, continuando comunque a vivere e gioire.

Il 1 Febbraio mi sono trovata poi con Katie a bere un caffè in un bar nella city, mooooolto carino; si chiamava £1000 Blend. Era un pomeriggio molto caldo, e stavamo chiacchierando davanti ad un iced coffe. Non so se vi interessa, ma per errore avevo messo il sale al posto dello zucchero. Forse avrei dovuto interpretare da quel segno che c’era qualcosa che non andava. Lei era allora la mia ex coinquilina. Avevo condiviso con lei, ragazza inglese di un anno inferiore, gli ultimi 3 mesi nella reggia. Era stato davvero un piacere condividere la casa con lei e Ismael. Ogni tanto era un po’ lunatica, ma davo la colpa di ciò al fatto che era diabetica.

Le ho parlato del mio sogno, del mio grande viaggio, e lei mi parlava del suo, in Asia, che si stava lentamente sfumando. Sarebbe dovuta partire verso la fine di Marzo con Melissa e Serena, due amiche di college, ma ultimamente stavano pianificando il tutto all’oscuro da lei, come se non la volessero in compagnia. Era molto arrabbiata nelle sue parole e io pensavo che probabilmente le ragazze volessero partire da sole, ma siccome era una cosa organizzata da tempo, non sapevano come dirglielo per evitare di ferirla, poiché è molto sensibile. Io le esprimevo il desiderio di partire i primi di Marzo anche perché quella sarebbe stato il periodo in cui Finn sarebbe tornata a Melbourne.

Tra un sorso di caffè e l’altro Katie mi ha poi detto che saremmo potute partire per il viaggio attorno all’Australia assieme.

Detto fatto. Abbiamo deciso di partire alla fine di Marzo, perché lei non aveva abbastanza soldi altrimenti per affrontare il viaggio. Io nel frattempo sono tornata a vivere come una vagabonda, dormendo nel corridoio della casa a North Melbourne, una volta che Finn è rientrata in città, e giusto per chiudere il circolo di una storia, ho passato l’ultima settimana dormendo sul divano del salone di Nicholson St. Poi la fine di Marzo è arrivata, ma non siamo riuscite a partire.

E’ per questo che ci siamo ritrovate a lasciare Melbourne la notte del 1 Aprile alle 23:47.

Stiamo guidando verso Torquay, una località a circa un’ora di distanza. Vogliamo andare, solo per sentire di essere partite, solo per passare la prima di molte notti nel nostro van. Vogliamo partire, perché è solo una volta che parti che ti rendi conto che non puoi più tornare indietro…

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